MANIFESTO RAFFIKA LAB.
SULLA SPINTA DI COSA
Raffika Lab affonda le sue radici nei Movimenti, nelle mobilitazioni e nei processi collettivi che costellano le città che abitiamo e tengono viva la luce nei periodi più bui. Negli ultimi anni, abbiamo vissuto e animato le strade stringendo la nostra rabbia in mano e, nell’altra, le nostre macchine fotografiche. Ci siamo chiest3 cosa significa riappropriarsi della fotografia per scagionarla da un mondo che ne fa strumento di profilazione, controllo e repressione; concludendo che non c’è risposta se non ciò che costruiamo dal basso per liberarci e liberare tutt3. Ci siamo ritrovat3 nell’esigenza comune di continuare ad interrogarci insieme su cosa significa attraversare le piazze nella forma dell’immagine e della contro-narrazione, per dare voce al conflitto quando il potere vorrebbe silenziarlo, appiattendone colori e contrasti in un mainstream grigio e uniforme. Da questo groviglio di sentimenti, corpi e traiettorie, è emersa la necessità di uno spazio dove assumere gli ostacoli come sfide e dotarci di una lente che sia collettiva, per leggere e attraversare i movimenti in Raffika oltre l’estetica e il momento.
DEONTOLOGIA DELL’IMMAGINE E DELLA NARRAZIONE
Deontologia dell’immagine è, per noi, cercare la rottura totale con le logiche di potere e prevaricazione che possono instaurarsi tra chi stringe lo strumento e chi si ritrova dinanzi all’obiettivo, interrogandoci sempre sulle contraddizioni che agiamo e che ci circondano nel nostro lavoro di reportage, a partire dal ruolo che incarniamo e dalle potenzialità dello strumento che ci accompagna nelle nostre militanze. Crediamo che alla
nostra passione corrisponda una grande responsabilità: essere noi, in primis, strumenti a disposizione delle lotte, per un riscatto che non passi inosservato. Anzi, che si proponga e sia capace di andare oltre i meccanismi che avvallano il potere attraverso la forzatura delle immagini a fini di propaganda. La nostra risposta al tentativo di (mal) narrarci, è metterci in gioco in prima linea sul fronte dell’informazione e del sapere che si costruisce dal basso; producendo materiale d’archivio e di contro-narrazione a disposizione delle lotte.

CONTRO IL GIORNALISMO DALL’ALTO
Come l3 protagonist3 dei nostri scatti, siamo compagn3 e soggetti di lotta. La nostra fotografia non descrive, racconta storie ed esperienze a partire dai nostri sguardi in quanto partecipi, testimoni e toccat3 dai processi di lotta. Dal basso e per il basso, la nostra fotografia si definisce soggettiva e non oggettiva, rivendicando l’intenzione di schierarsi contro ogni oppressione e repressione, nella necessità di mettere in luce l’esperienza collettiva che anima i conflitti sociali. I temi sono vari, la direttrice è una: a ogni lotta apparteniamo e ogni lotta ci appartiene, in ogni forma e pratica. Non siamo né regist3 né attric3, la nostra fotografia si pratica sul reale e ne rilancia i nuovi possibili immaginari, mettendo in risalto ciò che spinge in avanti i Movimenti, e noi con loro. In ogni circostanza, siamo compagn3 al fianco dell3 ultim3, dell3 marginalizzat3 e di ogni loro lotta.

SULL’UTILIZZO DELLE IMMAGINI E DELL’IMMAGINE
Le nostre foto raccontano di fatiche e dolori, ma anche di pretesa collettiva e di possibilità a cui diamo sostanza passo per passo, scatto per scatto, sguardo per sguardo. L’etica che incornicia il nostro storytelling vuole riflettere quel processo creativo e politico, che di certo non inizia con il rullino e, ancor più certo, non finisce mai. Nell’ambizione di essere di supporto materiale alle lotte, chi le agisce e le organizza; vogliamo che le porte dei nostri archivi sono aperte per compagn3 e alleat3, nel rispetto della nostra identità come Raffika e di chi si (ri)vede in ciò che pubblichiamo; e nel dialogo con le soggettività che ne fanno parte. Non tollereremo un utilizzo delle nostre foto che non sia intento a dar forza ai valori antifascisti, anticapitalisti, transfemministi, antirazzisti, di libertà e contro ogni forma di oppressione; perché le immagini siano strumento di liberazione e mettano in mostro la dignità e la forza delle masse.

